Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tutt'ora in voga |
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| Rino Gaetano, Sfiorivano le viole | |
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non perdeteviSottolineo...Che il mio nick non è preso nè dal libro di John Fante tanto meno al film, ma da un negozio di arredamento
www.chiediallapolvere.it he didn't like that...1. ma
2. è proprio 3. necessario 4. compilare 5. questo box? Se volete passare una serata qua![]() Contattatemi per cene, tavolini, ingressi con invito personale, liste. J'adore1. i Simpson
2. le melanzane alla parmigiana 3. Nesli rice me gusta mucho 4. le canzoni di Rino Gaetano 5. il gatto con gli stivali L'uomo inutile...![]() "Quello che ora, per tutti, era l’uomo non più semplice e banale, sconosciuto e per questo confondibile tra milioni di altri come lui, ma colto nel peggior difetto che l’anonimato potesse concedergli, l’inutilità, guardava il migliore di tutti con gli occhi sbarrati, come a chiedere una spiegazione di quelle due parole di presentazione, che ne avevano sostituito, senza diritto alcuno, il nome e il cognome." Le t-shirt di FerMo4Gu4rD4rE![]() ![]() Siti da visitare!Avete accettato di essere un numero inframmenti d'uno specchio in frantumi...![]() ![]() ![]() ![]() Il nostro idolo non segnerà più...![]() Ciao Mauro... sempre con noi... I miei Amici | 02 Giugno 2009
Nomen OmenPare che a quella festa, colma di desnude donzelle, l'ospite d'onore fosse l'ex premier ceco Topolanek. 07 Aprile 2009
Attendo risposta.Santo Cielo, che giornata. 05 Marzo 2009
SpaesatoMi devo essere perso il passaggio - qualcosa evidentemente di grave, di gravissimo - con il quale sono passato da essere - io, tifoso interista del dopo '89, una generazione cresciuta a delusioni cocenti - uno sfigato chiacchierone-sogna-sotto-l'ombrellone che non vince mai ad essere una merda sbeffeggiata dalla quasi totalità dell'altro tifo, elitario o proletario che sia. 18 Febbraio 2009
punti di vistaIeri sono andato a farmi tagliare i capelli. 10 Febbraio 2009
E' forse oraE' forse ora che si rifletta su quale significato dare alla vita umana. 09 Febbraio 2009
Parole in libertàMangia. 05 Febbraio 2009
Considerazioni sui reati politici/1Ma se ammazzo un pittore è un reato figurativo? 23 Gennaio 2009
MalatiPrime polemiche sanremesi. Povia presentarà un pezzo in cui parla di un omosessuale tornato etero, usando il termine “guarito”. Pronta protesta dell’Arcigay: “Noi non siamo malati! Finiamola con queste discriminazioni”. Attendiamo altrettanto pronta ribattuta dei malati. 19 Gennaio 2009
20 gennaio 2009Arriva Superman. 13 Gennaio 2009
What's Codacons?Testualmente, dal Corriere della Sera di oggi. 02 Gennaio 2009
SaldiDavvero, mi ero scordato oggi iniziassero i saldi, siate buoni, cercavo solo un paio di stringhe colorate che dal calzolaio sotto casa non trovo. Farò super veloce, lo giuro, non li guardo nemmeno i vostri articoli a metà prezzo, altro che tentare di soffiarveli, davvero. Vi prego, da bravi, fatemi parcheggiare, un posticino minuscolo, non posso aspettare ore e ore per delle stringhe! 31 Dicembre 2008
Andiamo in paceCe lo ricorda Vittorio Feltri dalle colonne di Libero: se non fosse per l’operato dei preti e dei frati, nessuno si prenderebbe cura dei barboni che popolano le città, dei drogati e di molta emarginazione. Colgo al balzo la palla che questo articolo mi dà per discutere dell’incredibile aggressività, se non altro verbale e ideologica, che si registra nei confronti delle tonache, cattoliche su tutte. Leggevo un forum di discussione su Facebook pochi giorni fa, di un gruppo che si propone l’esilio del Vaticano nientemeno che in Groenlandia. Il forum partiva con il domandarsi se fosse peggio Gesù Cristo che ha dato vita al Cristianesimo o se fosse peggio il Papa e, sebbene trovassi la domanda quantomeno stupida, ho dovuto registrare una marea di commenti e di argomentazioni, la maggior parte proveniente da persone erudite, come si suol dire, tutti adulti e qualcuno anche decisamente adulto. Il tenore dei commenti era pressappoco questo: “Diciamo che i reati di Gesù sono caduti in prescrizione, quelli di Ratzinger no”, “Il papa nazzista è peggio (di Gesù, ndr)”, “E’ decisamente peggio il papa, lui non è ancora morto”, “il papa attuale deve essere messo in croce e bruciato vivo”, “peggio il papa, peggio il papa... almeno gesù si è reso conto che una volta detta una caterba di cazzate era il caso di esser crocifisso...” Non è la prima volta che leggo o sento cose di questo tipo. Non è la prima volta che avverto questa avversione totale e furiosa. E non è la prima volta che mi balena in testa un pensiero: c’è poco da fare, qui manca il senso del ridicolo. Si può giustamente discutere sull’effettiva influenza vaticana e clericale sulla gestione della cosa pubblica in Italia – certo, non senza l’obiettività di considerare che, forse, il problema dei politici che seguono la Chiesa per accaparrarsi il voto dei cattolici non sta tanto nella Chiesa che parla ma nel politico che ascolta -, così come si può giustamente entrare nel merito delle questioni su cui la Chiesa fa sentire la propria voce, come l’aborto, l’eutanasia, l’omosessualità; si può già discutere meno sul diritto della Chiesa di esprimere posizioni anche intransigenti, perché questo è uno Stato di diritto e di libera espressione e se può dire la sua Valeria Marini e Gabriele Paolini può rompere le scatole ad ogni inviato di Tg, non vedo perché debba tacere chi, nella società, ha un ruolo ben più attivo e vivo. Si potrebbe discutere anche su quanto, comunque, possa essere d’esempio la partecipazione civile di un organismo come la Chiesa in un’epoca in cui regna la disaffezione, l’indifferenza se non il menefreghismo per quel che riguarda tutti. Certo, di sicuro non quando la Cei invita a disertare i referendum, ma su questa cosa mi espressi già ferocemente a suo tempo, contro i Vescovi e ancora di più contro certi politici. Si può discutere, insomma; si possono accentare gravemente le proprie considerazioni, si può parlare duramente, ma sempre con un barlume di senso per quel che è la lingua italiana e con un pizzico di cognizione storica, non tanto per fare gli intellettuali, ma per non dare aria ai denti soltanto. Frasi simili le terrei per Stalin, Hitler, Videla, PolPot. Non per chi, comunque, non ha potere temporale. Vi prego, abbiate senso del ridicolo. Non è davvero concepibile tanta diffidenza verso chi porta al petto una croce, tanta repulsione: trattare come un delinquente chi al massimo può essere definito un bigotto non rende di certo onore all’intelligenza – o presunta tale – di chi gli si antepone. Trattare come un delinquente, poi, chi pur bigotto accoglie, aiuta, consola, sfama, tratta umanamente gli ultimi di questo mondo e – che lo si voglia o meno – anche coloro sui quali si esprimono bigottamente – vogliano nascondere che gli omosessuali, credenti o prelati, non vengono assolutamente cacciati dalla Chiesa? Vogliamo nascondere che i primi ad assistere donne in crisi dopo un aborto sono associazioni cattoliche? – trattarlo come delinquente, dicevo, sconfina apertamente il limite del ridicolo. Parola di un antidogmatico abortista sostenitore dell’amore in tutte le sue forme e favorevole all’eutanasia, così come lo stesso Feltri può definirsi, nello stesso articolo, miscredente che si fida più di un prelato che di un assessore. Piuttosto, vi giro una domanda: da dove proviene tutto questo insensato odio? Io, una mezza idea me la sono fatta, e passa per la cinta dei miei pantaloni. 29 Dicembre 2008
L'inutile retoricaLe chiamano arti: della politica, della diplomazia, e sembra che dietro l’azione e gli effetti che noi possiamo vedere ci siano chi sa quali meccanismi sofisticati. E ci sembra correttamente, perché, in effetti, a ben vedere si tratta di un enorme cerchiobottismo: un colpo qua, uno là, un contentino a te, uno all’altro, e possibilmente uno a me. La situazione mediorientale, tornata alla ribalta in queste ore, è l’esempio più classico e potente che si possa indicare in questo senso, trascinata com’è da sessant’anni almeno. E proprio questo trascinamento è indicativo e dovrebbe farci riflettere sull’efficacia di certa diplomazia, di certa politica: i mesi che passano, gli anni che passano, i morti che passano sono il segno chiaro del fallimento protratto, di una sciagura che continua. Personalmente la chiamo sindrome del pennello Cinghiale, e non me ne si voglia per la pubblicità gratuita: l’ometto che pensava a dipingere un muro enorme con un pennello enorme. L’idea che per gestire cose complicate, grandi, nel nostro modo di vedere quotidiano e individuale, ci vogliano grandi capacità, principi complicati, qualità oltre la media. Che la politica non sia l’insieme delle cose che ci riguardano e sia quindi l’insieme delle decisioni che noi potremmo prendere – la democrazia non è forse questo? – ma sia la gestione di cose complicate per cui non basti l’uomo della strada, ma ci voglia il politico, colui che sa gestire l’arte della politica. E invece, proprio guardando alla questione israelo-palestinese, si dovrebbe intuire quanto, nelle cose, grandi e piccole, complicate e non, serva, semplicemente, primariamente, il buon senso. Se tra due persone che litigano, una facesse volare ogni tanto uno schiaffone, inducendo l’altro alla reazione, io, trovatomi a far da paciere, non potrei prendermela con quest’ultimo. Se poi le posizioni dei due avessero entrambe del buono, del giusto, del ragionevole, ma ugualmente volassero gli schiaffoni, be’ di certo non potrei riconoscere al primo le ragioni del secondo: ferma le mani, e poi ne riparliamo; altrimenti difendo chi si prende le botte, se permetti. E invece no. L’arte della diplomazia partorisce perplessità se non sdegno per una reazione israeliana che pare esagerata: gli piovono in testa missili di cui nessuno risponde – suvvia, sono i terroristi, noi che si può fare, chiosa l’Anp – e da anni devono aver paura a muoversi in bus o a stare in posto affollato, e la loro reazione ci pare spropositata. Ci vuole il buon senso, ci vogliono principi semplici e chiari, lo ripeto. Se siamo contro la violenza, dobbiamo capire chi vi ricorre per primo. Se siamo per l’uguaglianza, per la tolleranza, per la convivenza, non esiste che dei cosiddetti coloni israeliani in terra palestinese – gente che vive, lavora, gente normale – siano costretti a lasciare le loro case in nome delle trattative diplomatiche perché visti come degli invasori. Non esiste che gli stati di diritto dell’Europa comunitaria permettano la nascita di uno stato palestinese fondato sulle basi della violenza e del rifiuto degli altri, in nome dei “sottili equilibri di un’area difficile”. Riprendiamoci il buon senso, lo ripeto, riprendiamoci la politica fatta di principi semplici e chiari, e la consapevolezza che le cose giuste, per quanto grandi, nascono solo dalle cose piccole fatte bene. Un bel muro grande e colorato, dipinto con un piccolo pennello. 24 Dicembre 2008
A Natale siamo tutti più buoniAlzi la mano chi non lo ha sentito, pensato, detto, scritto, fatto, baciato, lettera e testamento. Dobbiamo essere più buoni sempre, mica solo a Natale. Alzi la mano, l’altra, quella libera, chi non ha mai risposto così in vita sua alla prima, fastidiosa frase, o, se lo ha fatto, non si è sentito ganzo nel esporre un simile ragionamento. Io per anni l’ho fatto caposaldo del mio modo di pensare: questo, insieme al sistematico rifiuto di festeggiare le donne l’otto di marzo, “perché un giorno solo è come un contentino, e la prova che non c’è parità”. Magnifico, audace, controcorrente: un piccolo Voltaire, un nuovo illuminista. Mammamia, i martiri del libero pensiero non sono morti per nulla, eh eh. Da oggi, però, rettifico. Il Natale oramai è una festa consumistica, se ne è smarrito il vero senso, troppo spesso ci si dimentica della nascita di Gesù Cristo: concetti oramai nel bagaglio di chiunque, buoni a farci il temino a scuola o a rispondere all’intervistina ridicola di Studio Aperto. Concetti reali, per la carità, enunciati corretti, dicono il vero, però un chissenefrega lo aggiungerei volentieri, correndo altrettanto il rischio di apparire blasfemo. La prassi del regalo effettivamente ha raggiunto livelli sconfortanti, l’enfasi consumistica ci ha davvero preso la mano: la pratica dolce e sensibile del regalo ad una persona cara – ti penso, ti dono – si è evoluta in un momento di esibizione, di dimostrazione, di inderogabile dovere: abbiamo preso l’abitudine – non solo a Natale, ma anche per i compleanni – di esagerare, e abbiamo fatto nostra l’idea che un regalo non basti più, ce ne vogliono due, quattro, otto, sedici. Una cattiva abitudine, non tanto per l’economia che giustamente ringrazia, quanto per il buon gusto, perché appunto il momento del pensiero spesso è la traduzione di una spesa relazionata all’importanza dell’altro, una misurazione sul danaro: una maglia? Troppo poco, due maglie e pantaloni. E’ questa frenesia, e lo stress che ne deriva a dare al Natale contorni grotteschi, non il dono in sé. Anche perché il Natale non è più una festa religiosa da molto tempo, o forse non lo è mai stata. Lo fosse, ci strapperemmo le vesti di gioia per la Pasqua, il vero momento clou della vita confessionale. Già nel nome, richiama chiaramente ad un concetto basilare oltre i limiti delle confessioni: la nascita. La Pasqua non ha la stessa forza perché parla di morte e di Resurrezione, ma sicché della prima v’è certezza e della seconda meno, la sua potenza viene declassata dal senso e dal timore comune. No, il Natale non è una festa religiosa, ma è la festa laica della nascita, e la sua vicinanza stretta al sorgere del nuovo anno rende tutto più suggestivo e produce quel senso di rinnovamento e possibilità che porta ai famosi buoni propositi – per il 2009, mio personale impegno, sarà cercare di non strozzarmi ogni volta che bevo e di smetterla di perdere la patente, santo cielo la mia benedetta patente. Il Natale è l’annuale rito del rallentamento, del sollievo, dell’uscita dai ritmi frenetici per recuperare il senso degli affetti, della cordialità e delle cose vere: ovvio, il suo spirito dovrebbe permeare tutti i giorni dell’anno, così come la memoria andrebbe coltivata tutti i giorni e allora non ci sarebbe bisogno dei giorni della memoria: ma a cosa servono i calendari e le date, se non a orientarci? E il Natale è oramai il simbolo di questo bisogno di bontà, l’angolino in cui si confina un po’ di ossigeno e si respira. Per questo si sorride tirati e l’ipocrisia viaggia che Dio la manda: ci alleniamo a sorridere, ad essere buoni, cerchiamo di ricordarci come si fa, se non altro nella forma, in attesa della sostanza. E facilmente l’Epifania… va be’ finite voi la rima. A Natale siamo davvero tutti più buoni. |